Caso Turchia: le due visioni opposte di Sahin e Kanter

15 Ottobre 2019
- Di
Arianna Botticelli
Tempo di lettura: 2 minuti

TURCHIA KANTER SAHIN – La tristemente nota vicenda dell’attacco dell’esercito turco contro la popolazione curda in territorio siriano, continua ad avere riscontri e ripercussioni anche nel mondo dello sport. Dopo gli status, quantomeno equivoci, di Under e Demiral, ed il saluto militare dei giocatori turchi, reiterato anche ieri sera a Parigi, oggi arriva la notizia del licenziamento di Cenk Sahin, giocatore del St. Pauli, club della seconda divisione tedesca. Il calciatore nei giorni scorsi aveva pubblicato un post di sostegno all’esercito di Erdogan: non è si è fatta attendere la reazione del suo club, che lo ha allontanato per manifestazione di "disprezzo verso i valori alla base della nostra società, tra tutti il rifiuto di qualsiasi tipo di guerra”. Ecco lo status del club su Twitter.

Sahin, licenziato ma già richiesto da…

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Getty Images

A connotare in senso politico il licenziamento di Sahin ci ha pensato, pochi minuti dopo il tweet del St. Pauli, il Basaksehir, squadra di Istanbul molto vicina al Presidente della Repubblica Recep Erdogan, ed ex club proprio di Sahin. Con un tweet sul proprio profilo ufficiale infatti, il Basaksehir – avversario della Roma in Europa League, ndr – ha invitato il giocatore a tornare a casa. Da notare come il club tedesco abbia preso la sua decisione sposando la linea della tifoseria, che aveva immediatamente richiesto l’allontanamento del calciatore dalla squadra di Amburgo.

Turchia, il caso Kanter

Una voce turca fuori dal coro, per lo meno dall'apparente dilagante sostegno degli atleti turchi alla politica interna ed estera di Erdogan, è sempre stata quella di Enes Kanter, cestista dei Boston Celtics da anni residente in America. Anche qui attraverso il canale dei social, il giocatore ha voluto manifestare al contrario tutto il suo dissenso nei confronti del regime. Da anni Kanter ha assunto il ruolo di paladino nella battaglia per la democrazia, la libertà, ed i diritti umani in Turchia. Lo fa da anni, rischiando in prima persona, ma anche mettendo in pericolo la sicurezza dei suoi familiari, praticamente prigionieri nel proprio paese. Lo stesso cestista è continuamente oggetto di minacce di morte, ma senza paura continua a far sentire la sua voce. Che per ora rimane sostanzialmente la sola a levarsi contro il regime di Erdogan.

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